C’è Di Girolamo…e DI GIROLAMO
Giornalisti: procedimento contro D’Alema
Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio ha deciso di aprire un procedimento nei confronti di Massimo D’Alema per le frasi, rintenute ‘offensive’, pronunciate nei confronti del direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, durante la trasmissione RAI Ballarò del 4 maggio scorso.
In quell’occasione, il Sallusti, nell’ambito di una discussione avente ad oggetto la questione Scajola, aveva accostato la vicenda che vede protagonista l’ormai ex ministro per lo Sviluppo economico allo scandalo Affittopoli.
Secondo Sallusti, D’Alema non potrebbe in alcun modo pronunciarsi sulla vicenda Scajola per essere stato anch’egli protagonista di uno scandalo relativo alla locazione di immobili Inpdap a prezzi agevolati.
Alle parole del giornalista è seguita la vivace replica di Massimo D’Alema che ha reagito con forza sostendendo che l’accostamento è del tutto improprio e si è lasciato scappare anche un colorito “vada a farsi…”.
Tralasciando giudizi circa l’opportunità delle espressioni utilizzate, appare evidente che anche il Sallusti non ha mostrato un ortodosso rispetto per le regole che presiedono alla deontologia del giornalista.
Tra i Principi ispiratori della Carta dei doveri del giornalista, infatti, si legge: “Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile“.
Non credo che il Sallusti abbia perseguito il rispetto della verità: l’accostamento proposto, infatti, appare unicamente volto ad infangare la figura di D’Alema, confondendo piani diversi.
La vicenda che vide protagonista D’Alema, innanzi tutto, non generava da un’indagine tributaria della Guardia di Finanzia, ma da una campagna promossa proprio da Il Giornale.
Nella vicenda Affittopoli non era in ballo la commissione di alcun reato; semmai si trattava di un giudizio di non opportunità o di non moralità.
Lasciando al Consiglio dell’Ordine tutto il diritto di promuovere i procedimenti che credono, ritengo che l’organizzazione dei giornalisti dovrebbe preoccuparsi anche per l’eccessiva sudditanza e l’eccessivo zelo che alcuni giornalisti mostrano nei confronti dei loro datori di lavoro, poteri economici e politici.
Una sudditanza che rischia di compromettere i principi guida che dovrebbero informare l’azione del giornalista.
Uno zelo difensivo verso il committente e un accanimento offensivo verso l’avversario che rischiano di compromettere e contaminare la corretta formazione di un pensiero critico da parte dell’opinione pubblica, e trasformare i lettori in tifosi di due opposti schieramenti.
Con annesso funerale della verità dei fatti.
